Dall'Acne alla Calvizie
- Il Viaggio del Clascosterone -

Dall’Acne alla Calvizie: Il Viaggio del Clascosterone

2560 1703 Michele

Nell’ultimo lustro, il clascosterone sta passando dal trattare l’acne a innovare il panorama della tricologia, andando a colmare una lacuna importante: quella della terapia dell’alopecia androgenetica  maschile. Poche molecole hanno suscitato altrettanto interesse, e dopo trent’anni di presunta innovazione, si è – forse – sul punto di affiancare a minoxidil e finasteride un nuovo strumento terapeutico.


Questo articolo esplora la genesi della molecola, l’impiego nella terapia dell’acne e come, grazie a recenti studi in fase Fase III, si stia candidando a diventare un tassello mancante nel mosaico della tricologia moderna: un antiandrogeno topico potente, ma privo dei temuti effetti collaterali sistemici.

Le Radici del Problema: Il Ruolo degli Androgeni


Per comprendere l’importanza del clascosterone, è necessario fare un passo indietro e osservare un problema comune ad acne e calvizie: il diidrotestosterone (DHT).

Sia nella ghiandola sebacea (responsabile dell’acne) che nel follicolo pilifero (responsabile della calvizie), gli androgeni giocano un ruolo cruciale. Il testosterone viene convertito in DHT dall’enzima 5α-reduttasi, legandosi poi ai recettori degli androgeni nelle cellule, innescando una cascata di eventi, tra cui per importanza spiccanom nel nostro caso, l’eccessiva produzione di sebo e l’infiammazione della ghiandola sebacea (causando l’acne) e, paradossalmente, miniaturizzando i follicoli piliferi nel cuoio capelluto, portando progressivamente alla calvizie. Fino a poco tempo fa, bloccare questo processo significava dover agire “da dentro”, assumendo farmaci per via orale che, pur efficaci, portavano con sé effetti collaterali derivanti dall’alterazione ormonale indotta. Il clascosterone (cortexolone 17α-propionato) promette di cambiare le regole del gioco, perché è un inibitore topico del recettore degli androgeni.


La ghiandola sebacea e il follicolo pilifer sono tra i principali bersagli dell’azione del Diidrotestosterone, che promuove naturalmente la produzione di sebo e influenza il ciclo vitale delle cellule della papilla. Questi aspetti sono importanti nello sviluppo della patologia acneica e nell’alopecia androgenetica…

La Conquista della Terapia dell’Acne

Nell’agosto del 2025, il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha raccomandato l’autorizzazione all’immissione in commercio di Winlevi (clascosterone crema 1%), destinato al trattamento dell’acne vulgaris in adulti e adolescenti dai 12 anni in su.
Come funziona sulla pelle? Il meccanismo è elegante nella sua semplicità. Il clascosterone penetra la pelle, lengandosi competitivamente ai recettori degli androgeni (AR) situati sulle ghiandole sebacee, come farebbe una chiave inserendosi nella serratura, impedendo al DHT di entrare. Il risultato? Una riduzione della trascrizione dei geni che promuovono la produzione di sebo e citochine pro-infiammatori. Meno sebo significa sempre meno cibo per il P.Acnes, dunque meno infiammazione, meno lesioni e meno infezioni, e i dati clinici lo confermano in maniera solida. In due studi  di Fase 3, il farmaco ha dimostrato di ridurre significativamente le lesioni infiammatorie e non infiammatorie rispetto al placebo. Circa il 20% dei pazienti trattati ha raggiunto una pelle “pulita” o “quasi pulita” dopo soli 3 mesi, un risultato notevole per una monoterapia topica. Ma l’aspetto cruciale, che ha aperto la strada all’impiego in tricologia, è la sicurezza: una volta che  ha svolto la sua funzione, il clascosterone viene rapidamente metabolizzato in cortexolone, una sostanza inattiva presente naturalmente nel corpo, evitando così effetti sistemici indesiderati.

Il Salto verso la Tricologia


Se il clascosterone può bloccare il DHT nelle ghiandole sebacee del viso senza entrare in circolo, può fare lo stesso per i follicoli piliferi del cuoio capelluto. Quest’ipotesi ha guidato la ricerca verso l’uso del farmaco nell’alopecia androgenetica (AGA). Questa è causata da alte concentrazioni locali di DHT che si legano ai recettori nei follicoli piliferi, accorciando il ciclo vitale del capello e miniaturizzandolo fino a renderlo invisibile. Attualmente, le uniche terapie approvate sono il minoxidil (topico) e la finasteride (orale). La finasteride è efficace, ma il suo meccanismo d’azione sistemico (inibisce l’enzima 5-alfa reduttasi in tutto il corpo) porta con sé avvertenze relative alla sfera sessuale e ormonale che scoraggiano molti pazienti. A prova del concetto che un prodotto possa applicato direttamente sul cuoio possa essere efficace senza effetti collaterali significativi, è stato condotto uno studio di Fase II dose-ranging su oltre 400 soggetti maschi in Germania per testare a quale dose la molecola fosse più efficace. I risultati a 12 mesi sono stati illuminanti: il clascosterone al 7.5% ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo nel conteggio dei capelli nell’area target rispetto al placebo. Mentre il gruppo placebo continuava inesorabilmente a perdere capelli (dimostrando la progressione naturale della calvizie), i gruppi trattati con clascosterone non solo hanno arrestato la caduta, ma hanno visto una ricrescita. Anche la larghezza del capello (spessore) è aumentata significativamente, suggerendo un’inversione del processo di miniaturizzazione. Un dato il clascosterone emerso è stato il profilo di sicurezza: pur avendo una struttura simile a uno steroide, non agisce come tale a livello sistemico e non interferisce con gli assi ormonali.

I Risultati a Dicembre 2025


A Dicembre 2025 la promessa di un nuovo trattamento sta trovando conferma. La Cosmo Pharmaceuticals, detentrice dei brevetti, ha annunciato i risultati di altri due studi di Fase III (“Scalp 1” e “Scalp 2”), condotti su 1.465 pazienti maschi con alopecia androgenetica.
In questi studi, la concentrazione ottimizzata al 5% di clascosterone in soluzione ha ottenuto risultati importanti, con numeri chiave come un miglioramento relativo del conteggio dei capelli nell’area target (TAHC) del 539% rispetto al veicolo (Scalp 1) e del 168% (Scalp 2). Entrambi i risultati hanno presentato una significatività statistica robusta (p<0.05), cui è andata ad aggiungersi una migliorata percezione del proprio cuoio capelluto da parte dei pazienti.

Sicurezza e Confronto con le Terapie Esistenti


Il vero punto di forza del clascosterone non risiede solo nella sua capacità di far ricrescere i capelli, ma nel come lo fa.
1. Assenza di effetti sistemici: A differenza della finasteride orale, che riduce il DHT circolante in tutto il corpo, il clascosterone agisce solo dove viene applicato. Gli studi clinici hanno confermato che non ci sono stati eventi avversi gravi correlati al trattamento e, aspetto cruciale per la popolazione maschile, non sono stati osservati cambiamenti nella libido.
2. Metabolismo rapido: La molecola viene rapidamente idrolizzata in cortexolone dalle esterasi della pelle. Il cortexolone è un metabolita naturale presente in tutti i tessuti umani, con un profilo di sicurezza ben caratterizzato e privo di attività anti-androgena significativa.
3. Confronto con il Placebo: Negli studi, il profilo degli eventi avversi (principalmente reazioni locali cutanee) è risultato simile a quello del veicolo (la soluzione senza farmaco).

E per le donne?


Sebbene i dati della Fase III discussi si riferiscano alla calvizie maschile (“Male Androgenetic Alopecia”), il meccanismo d’azione del clascosterone lo rende un candidato ideale anche per l’alopecia femminile. Poiché il farmaco non interferisce con i profili ormonali sistemici, potrebbe non avere le controindicazioni che limitano l’uso di altri antiandrogeni nelle donne in età fertile. Piani per studi “Proof of Concept” nelle donne erano già stati annunciati in passato da Cassiopea, suggerendo che questa molecola potrebbe in futuro servire un’audience globale ancora più ampia.


L’uso del clascosterone in tricologia rappresenta un esempio perfetto di traslazione scientifica intelligente: prendere un principio validato per una patologia cutanea (l’acne) e applicarlo a un’altra condizione (l’alopecia) che condivide lo stesso “motore” patologico, ovvero gli androgeni.

Michele

CTF, attualmente num.933 dell'Ordine Farmacisti Latina. Amo la farmacologia, la divulgazione scientifica e la tecnologia.

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