Nell’ultimo lustro, il clascosterone sta passando dal trattare l’acne a innovare il panorama della tricologia, andando a colmare una lacuna importante: quella della terapia dell’alopecia androgenetica maschile. Poche molecole hanno suscitato altrettanto interesse, e dopo trent’anni di presunta innovazione, si è – forse – sul punto di affiancare a minoxidil e finasteride un nuovo strumento terapeutico.
Le Radici del Problema: Il Ruolo degli Androgeni
Sia nella ghiandola sebacea (responsabile dell’acne) che nel follicolo pilifero (responsabile della calvizie), gli androgeni giocano un ruolo cruciale. Il testosterone viene convertito in DHT dall’enzima 5α-reduttasi, legandosi poi ai recettori degli androgeni nelle cellule, innescando una cascata di eventi, tra cui per importanza spiccanom nel nostro caso, l’eccessiva produzione di sebo e l’infiammazione della ghiandola sebacea (causando l’acne) e, paradossalmente, miniaturizzando i follicoli piliferi nel cuoio capelluto, portando progressivamente alla calvizie. Fino a poco tempo fa, bloccare questo processo significava dover agire “da dentro”, assumendo farmaci per via orale che, pur efficaci, portavano con sé effetti collaterali derivanti dall’alterazione ormonale indotta. Il clascosterone (cortexolone 17α-propionato) promette di cambiare le regole del gioco, perché è un inibitore topico del recettore degli androgeni.

La ghiandola sebacea e il follicolo pilifer sono tra i principali bersagli dell’azione del Diidrotestosterone, che promuove naturalmente la produzione di sebo e influenza il ciclo vitale delle cellule della papilla. Questi aspetti sono importanti nello sviluppo della patologia acneica e nell’alopecia androgenetica…