Discreto e Prezioso
Biancospino
Ispirazione per Letterati, Medici e Speziali

Biancospino. Discreto e Prezioso

2560 1707 Michele
Lo si vede spesso ai bordi delle strade, in collina come in montagna, le foglie morbide a nascondere fiori e bacche, con le spine ben ferme a difesa. Il biancospino appare come una pianta comune: spesso ci si passa accanto distrattamente, senza immaginare come la sua semplicitià abbia ispirato molti letterati. Per Pascoli – lo ricordiamo facilmente – il biancospino esultava a primavera, vestendosi di nuovo. Per Shakespeare il suo fiorire annunciava il calendimaggio, mentre per Proust, nella sua Récherche, annunciava l’arrivo della bella Gilberte. Per i trovatori provenzali questo rappresentava l’attesa e il tormento dell’amor cortese, per cui «né canto né fior di biancospino / mi giovano più dell’inverno gelato». E’ questo struggimento d’amore, che affatica e “consuma” il cuore del poeti, a creare un  ponte con gli impieghi moderni della pianta. I suoi principi attivi, infatti, possiedono una documentata azione cardioprotettiva, aiutando il muscolo cardiaco nel ritmo e nella forza.
Gherardo Cibo ne diede rappresentazione visiva nei Discorsi del Mattioli, aiutando generazioni di medici e speziali a riconoscerne l’aspetto per poterne sfruttare le virtù. impiegare di radice della Spina Bianca per riparare i nervi lesionati, oppure il decotto per  trattare malattie a carico del sistema nervoso, ma anche queste osservazioni trovano conferma nella pratica contemporanea.

IL BIANCOSPINO DALLA TRADIZIONE  ALLA MODERNITA’


Oggi si guarda soprattutto alle parti aeree della pianta, ossia alle foglie e ai i fiori opportunamente essiccati. Le specie di riferimento sono il Crataegus monogyna e Crataegus oxyacantha. Gli estratti derivanti dalla lavorazione presentano un complesso mix  di sostanze, la cui efficacia dipende dalla tecnica estrattiva, dalla maturazione, dall’essiccazione e dalla standardizzazione. In altre parole, l’efficacia del fitocomplesso e dei suoi polifenoli dipende moltissimo dall’arte del raccoglitore e dal chimico che le trasforma. Questo differenzia il biancospiono dai farmaci sintetici. A livello molecolare, il fitocomplesso esplica un’azione particolare sul sistema cardiovascolare. Sul tessuto miocardico, il biancospino esercita un effetto inotropo positivo, incrementando la forza di contrazione del muscolo cardiaco. Questo avviene modulando la pompa sodio-potassio sarcolemmatica (ATPasi), un complesso proteico che regola l’ingresso degli elettroliti fuori e dentro la cellula. Questo porta a sua volta a un accumulo di calcio intracellulare durante la fase sistolica, migliorando dinamica ed efficienza contrattile dei cardiomiociti.
Sul versante vascolare, i flavonoidi e le procianidine (es. vitexina) inducono invece una vasodilatazione periferica, portando  a una riduzione delle resistenze vascolari periferiche. Secondo alcuni studi si può osservare anche un’azione inibitoria sull’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) . Il profilo farmacologico è completato da un effetto cronotropo negativo, capace di ridurre la frequenza cardiaca prolungando il periodo refrattario del potenziale d’azione cellulare.
In virtù di questi complessi meccanismi d’azione, il biancospino viene oggi riconosciuto non solo un rimedio tradizionale, ma un vero e proprio farmaco. Le sue materie prime sono severamente codificate all’interno di monografie ufficiali nelle più autorevoli istituzioni mondiali, tra cui la Farmacopea Europea (Ph. Eur.), quella Statunitense (USP) e quella Giapponese. La Farmacopea Europea, in particolare, impone standard di garanzia molto rigorosi, prescrivendo un contenuto analitico minimo di flavonoidi totali e/o di proantocianidine affinché l’estratto sia giudicato idoneo all’uso terapeutico e da tempo la pratica clinica impiega estratti secchi standardizzati, come il WS 1442 (titolato al 18,75% in proantocianidine oligomeriche) per il trattamento dell’insufficienza cardiaca lieve, avendo dimostrato in ampi studi la capacità di migliorare la tolleranza allo sforzo, alleviando l’incidenza di dispnea e affaticamento. Gli estratti rimangono ben tollerati, ma deve essere prestata attenzione quando i pazienti sono già in terapia per problematiche del ritmo e/o della coagulazione: sebbene le reazioni avverse documentate siano rare, le interazioni farmacologiche possono controindicarne l’impiego. 

Michele

CTF, attualmente num.933 dell'Ordine Farmacisti Latina. Amo la farmacologia, la divulgazione scientifica e la tecnologia.

Tutte le storie di:Michele