Chimica e Botanica
Wintergreen: Storia e Usi
Ovvero: Quando Gaultier incontrò i Nativi...

Wintergreen, ovvero: quando Gaultier incontrò i Nativi…

2560 1707 Michele


Passeggiando tra le strade innevate dall’inverno americano, in quei quartieri ordinati, visti e rivisti in TV, è facile imbattersi in piccole piante dalle bacche accese, ferme a tappezzare prati e balconi. Lo sguardo si perde nella bellezza di quel rosso sfacciato, con la memoria che fatica richiamarne il nome… eppure è d’uso comune anche in Europa…


Oggi la vediamo decorare i giardini, affacciarsi allegra di colore nelle mattinate d’inverno, ma quella che chiamiamo Wintergreen, la Gaultheria Procumbens, è una pianta dalla storia e dai risvolti complessi, in grado di favorire l’ecosistema e di alleviare i dolori reumatici.

Dalla Foresta alla Farmacia


Il genere Gaultheria è stato un punto d’incontro tra etnofarmacologia e chimica farmaceutica. Oggi il suo profumo è immediatamente riconoscibile in creme, collutori, unguenti: un aroma balsamico, penetrante, dolce, legnoso – quasi di menta – tipico delle farmacie, dove viene ancora impiegato. Per arrivare ad affollare i nostri scaffali, però, ha dovuto attraversare più di un secolo di ricerca. La storia di questa pianta, infatti, affonda le radici nelle foreste del Nordamerica e nei laboratori dei pionieri.

Botanica e Tradizione


Nel ‘700, mentre metteva in ordine tra i viventi, Linneo classificò questo genere di piante come Gaultheria, in onore di Jean-François Gaultier, naturalista e medico francese. Questo lavorava in Canada e lì, come in tutto il continente, la specie più nota era la Gaultheria procumbens (wintergreen), un piccolo arbusto sempreverde, che tappezzava il sottobosco con foglie lucide e bacche rosse. Gaultier osservò a lungo cosa ne facessero i nativi, che avevano confidenza con questa pianta da molto prima dei coloni. Tribù come gli Irochesi utilizzavano il wintergreen come “farmacia naturale”, non esaltandone solo l’aromaticità: le foglie venivano impiegate per trattare reumatismi, febbre, asma o debolezza generale. Queste conoscenze furono riprese dai migranti europei, che adottarono l’infuso di foglie come rimedio contro dolori dentali e infiammazioni.


Analisi e Sintesi

Gli studi sulla Gaultheria s’intesificarono nel XIX secolo, con William Procter, “padre” della farmacia americana, che vi si dedicò alacremente. Tra il 1837 e il 1844, ipotizzò  infatti che l’olio essenziale di wintergreen non dovesse esistere come tale nella pianta, ma fosse il risultato di una reazione innescata dalla sua lavorazione in acqua. In altre parole, in presenza d’acqua, qualcosa dalle parti lavorate doveva decomporsi rilasciando olio, il componente maggiormente attivo dell’estratto. Nel 1843, fu caratterizzata la natura della molecola principale: il salicilato di metile. Questo pose le basi per la sintesi industriale, che poteva garantire materia prima in abbondanza e senza contaminazioni. Semplice ed economico, il salicilato di metile sintetico permise già agli inizi del 20° secolo un rimpiazzo quasi completo della pianta grezza nelle farmacopee ufficiali, con beneficio dell’ecosistema, perché la Gaultheria aveva, tra i suoi vantaggi, quello di aiutare gli insetti impollinatori, a partire dall’Apis Mellifica.

William Procter Jr. – nulla a che fare con l’omonimo fondatore della Procter & Gamble – fu farmacista e accademico, contribuendo a redarre la Farmacopea Statunitense. Suoi i contributi allo studio del Wintergreen.

Dal Glicoside all’Olio Essenziale: La Chimica della Gaultheria

Oggi sappiamo che l’intuizione di Procter era corretta. Come spesso accade con gli estratti vegetali, alla triturazione meccanica segue il rilascio di enzimi che, aggredendo delle molecole precorritrici, liberano la sostanza attiva. Nel caso della Gaultheria, il salicilato di metile è “bloccato” sotto forma di glicoside, principalmente come gaultherina. Questa è costituita da salicilato di metile legato a uno zucchero (il primeverosio), è idrosolubile e non volatile, permettendo alla pianta di immagazzinare il composto in modo sicuro senza autotossicità. Il caratteristico profumo di wintergreen si sprigiona solo quando i tessuti della pianta vengono danneggiati (ad esempio masticati o triturati). Questo danno attiva un enzima specifico, la gaultherasi, che idrolizza rapidamente il legame chimico, rilasciando il salicilato di metile volatile come meccanismo di difesa.

Il salicilato di metile in terapia

Il salicilato di metile è classificato come un farmaco antinfiammatorio non steroideo (FANS). Una volta assorbito o ingerito, viene metabolizzato dall’organismo in acido salicilico. Il suo meccanismo d’azione principale risiede nell’inibizione della cicloossigenasi (COX), l’enzima responsabile della sintesi delle prostaglandine, che sono mediatori chiave dell’infiammazione e del dolore. Oltre a questo effetto sistemico, quando applicato topicamente, il salicilato di metile agisce come rubefacente e contro-irritante. Stimolando i nervi sensoriali della pelle, provoca una sensazione di calore e una vasodilatazione locale che “distrae” il sistema nervoso dal dolore profondo (muscolare o articolare) sottostante, offrendo un sollievo sintomatico immediato.

Preparazioni in Crema e Usi Moderni

Ancora oggi, il salicilato di metile viene formulato in creme, unguenti, linimenti, gel e cerotti medicati. Questi sono ampiamente utilizzati per il trattamento di dolori muscolari, artrite, distorsioni, mal di schiena, anche in combinazione con mentolo e canfora. Il suo potente aroma ne permette l’impiego come aromatizzante nell’industria alimentare (gomme da masticare, caramelle) e nei prodotti per l’igiene orale come dentifrici e collutori (già, proprio il Listerine…)

Michele

CTF, attualmente num.933 dell'Ordine Farmacisti Latina. Amo la farmacologia, la divulgazione scientifica e la tecnologia.

Tutte le storie di:Michele