Una Fragranza nella Medicina
Lavanda
Usi Moderni di un Rimedio Tradizionale

Lavanda: la Fragranza nella Fragranza

2133 1557 Michele

Diogene preferiva cospargersene i piedi perché il profumo salisse meglio al corpo. Cleopatra – si dice – ne sfruttò le fragranze per ammaliare Cesare, così come le dame d’epoca vittoriana, che ne nascondevano sacchetti nel décolleté…


A vederle oggi, le lavande si affacciano delicate sulle strade di Provenza, facendosi ritrovare rigogliose in Toscana ed Umbria, e poi più giù,  fin verso il Lazio. Accolgono api e bombici con un profumo che si potrebbe dire ora floreale, ora erbaceo, sempre dolce, fresco, magari canforato, ma soprattutto intenso, mediterraneo e rilassante. Ed è questa caratteristica ad aver accompagnato il suo uso nella Storia da parte della nostra specie.
L’impiego della lavanda ha infatti radici in tradizioni complesse e antiche, venendo già utilizzata in Occidente come antisettico militare e nella medicina indo-persiana come “scopa del cervello”, usata per “spazzare via” le impurità mentali e trattare disturbi come ansia,  melanconia e cefalee. Tradurre questi usi nel linguaggio della medicina moderma è stato una sfida, ma oggi la farmacognosia riesce a spiegare  le proprietà della Lavandula angustifolia in modo estremamente analitico, caratterizzandone le attività a livello molecolare.

CHIMICA E LAVANDA


Illustrazione da "I Discorsi" del Mattioli: Pianta di Lavanda

La Lavanda e il suo impiego erano noti fin dall’antichità e anche Pietro Andrea Mattioli, nei suoi celebri “Discorsi” dedica una monografia a questa pianta.

  • La droga (la parte della pianta trasformata e impiegata) è costituita dalle sommità fiorite, da cui si estrae un olio complesso che conta oltre un centinaio di molecole. I due composti dominanti, da cui dipendono in larga misura fragranza, qualità e proprietà fitoterapiche, sono il linalolo e l’acetato di linalile, appartenenti alla famiglia dei terpeni. Nel fitocomplesso sono presenti anche canfora, 1,8-cineolo (eucaliptolo) e composti come flavonoidi e acidi fenolici. Le concentrazioni di questi costituenti, come in una ricetta non rispettata, variano molto in base a fattori genetici, climatici e ai metodi di estrazione, facendo sì che gli oli di lavanda possano o meno somigliarsi – per note ed efficacia.  Per cui, il controllo di qualità e la standardizzazione risultano fondamentali per trasformare l’estratto di lavanda da tradizione in medicamento
  • Farmacologia fine: A livello periferico, l’estratto di lavanda manifesta attività antinfiammatorie, spasmolitiche e antimicrobiche, dimostrandosi efficace contro batteri resistenti e contro alcuni funghi, ma  è a livello del sistema nervoso centrale che si concentrano la maggior parte degli studi: le azioni ansiolitiche e sedative, già note in antichità, sono confermate da studi che ne indicano l’utilità nell’alleviare i sintomi dell’ansia lieve, nel disturbo d’ansia generalizzato (GAD) e nel migliorare la qualità del sonno. E’ il linalolo ad agire esercitando una moderata inibizione sui canali del calcio voltaggio-dipendenti (VDCC, in particolare i canali T e N), frenando così l’eccessivo rilascio di neurotrasmettitori legato alle risposte d’ansia e stress. Presenta inoltre effetto antagonista sui recettori NMDA del glutammato, riducendo ulteriormente l’attività eccitatoria centrale e ha dimostrato persino d’inibire moderatamente il trasportatore della serotonina (SERT), un meccanismo comune a molti antidepressivi, e, come questi, sembra stimolare una certa neuroplasticità.

EFFICACIA E STANDARD


Affinché l’intero corredo di questi meccanismi d’azione si traduca in un beneficio terapeutico costante e riproducibile, è indispensabile l’utilizzo di estratti rigorosamente standardizzati, dal momento che i comuni oli essenziali possono subire variazioni chimiche incontrollate. È in questo contesto che spicca il Silexan, una preparazione d’olio essenziale di Lavandula angustifolia,standardizzata per la somministrazione orale. Numerosi studi clinici in doppio cieco certificano che il Silexan a 80 mg/die è significativamente superiore al placebo e mostra un’efficacia comparabile (nell’arco di 2 settimane) a quella di alcune benzodiazepine. Questo senza gli effetti collaterali tipici di quest’ultima classe di farmaci e senza di potenziale d’abuso o di sintomi da astinenza alla sospensione della terapia.*

Infine, per quanto riguarda la sicurezza, l’uso della lavanda è da considerarsi generalmente sicuro e ben tollerato negli adulti. Nell’assunzione orale dei preparati standardizzati, gli eventi avversi rari e di entità lieve si limitano per lo più a disturbi gastrointestinali transitori, come eruttazioni con retrogusto aromatico. Bisogna però prestare sempre attenzione: l’olio essenziale puro e non specificamente preparato per via orale può risultare altamente tossico se ingerito accidentalmente. L’applicazione topica, inoltre, può causare in soggetti predisposti reazioni allergiche, dermatiti da contatto e fotosensibilizzazione. Per prudenza, considerata la possibile interazione additiva con i farmaci sedativi del sistema nervoso (come i barbiturici) se ne sconsiglia la co-somministrazione; altresì,  data la mancanza di dati definitivi sulla tossicità riproduttiva, l’uso a dosaggi clinici è attualmente sconsigliato durante gravidanza e allattamento.

PER APPROFONDIRE…



Michele

CTF, attualmente num.933 dell'Ordine Farmacisti Latina. Amo la farmacologia, la divulgazione scientifica e la tecnologia.

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