Aggrappata a un muro o alla corteccia di un albero, è spesso vista come un’infestante da estirpare, ma l’Hedera Helix è una pianta che può rivelare molte sorprese…
L’edera comune (Hedera helix), è una pianta che non ha mancato di affascinare naturalisti e scrittori, forse per la “resilienza” o magari per la sua natura ambivalente. Già nel mondo antico era una pianta consacrata a Dioniso, che i devoti solevano portare sul capo, perché si credeva che la sua natura “fredda” potesse contrastare il calore del vino, prevenendo l’ebbrezza e mantenendo la mente lucida anche nell’estasi. Era altresì simbolo d’amicizia e della fedeltà, tanto che i sacerdoti greci donavano ghirlande d’edera ai novelli sposi. Tuttavia, il suo ostinato carattere di rampicante sempreverde l’ha accostata a metafore più cupe: già Dante, nel canto XXV, accostava l’abbraccio dell’edera – che può rivelarsi mortale per molti alberi – alla fusione mostruosa tra un serpente e un ladro fiorentino: “Ellera abbarbicata mai non fue / ad alber sì, come l’orribil fiera / per l’altrui membra avviticchiò le sue”.
USI ANTICHI DELL’EDERA
Anche l’impiego dell’edera vanta una ricca storia. Già Ippocrate la raccomandava per ridurre i gonfiori e anche il Mattioli ne indicava l’uso per affezioni chirurgiche e dermatologiche. Citandolo letteralmente, egli affermava che tali foglie sanano “tutte le ulcere, quantunque maligne”. Tale pratica doveva trovare riscontro nella pratica medica, perché tracce di foglie d’edera sono state trovate anche sulla mummia di Maria d’Aragona (XVI sec.) all’interno del bendaggio di un ulcera, miste a zolfo. Tuttavia, al passare dei secoli, le conoscenze empiriche hanno lasciato il passo ad applicazioni più moderne. Oggi l’estratto di Hedera helix è un ingrediente di punta in prodotti cosmetici contro gli inestetismi della cellulite.
USI MODERNI DELL’EDERA
La spiegazione risiede nella fitochimica della pianta. La cellulite (o pannicolopatia edemato-fibro-sclerotica) è un disturbo complesso che coinvolge un’alterazione del microcircolo sanguigno e linfatico, un accumulo di liquidi nei tessuti (edema) e una progressiva degradazione della matrice extracellulare che sostiene la pelle. L’edera è ricca di un complesso di molecole bioattive chiamate saponine triterpeniche, in particolare l’ederacoside C. In termini semplici, queste saponine agiscono come vasocostrittori e venotonici: rafforzano le pareti dei capillari sanguigni, riducendone la permeabilità. Questo riduce la fuoriuscita dei liquidi dai vasi e riduce il ristagno nei tessuti, favorendo al contempo il drenaggio linfatico e riducendo il gonfiore tipico della pelle a “buccia d’arancia”. Nelle formulazioni moderne, l’edera viene spesso associata ad altri attivi, come la caffeina (per l’azione lipolitica) e la Centella asiatica, creando un effetto sinergico, per una migliore efficacia.
Tuttavia, l’uso dell’edera richiede consapevolezza in termini di sicurezza. Sebbene gli estratti standardizzati utilizzati in dermocosmesi e negli sciroppi per la tosse siano considerati altamente sicuri e ben tollerati, la pianta allo stato naturale presenta delle criticità. Le foglie fresche e il succo possono scatenare dermatiti da contatto in soggetti predisposti, un rischio professionale ben noto ai giardinieri. Inoltre, i frutti dell’edera, ovvero le caratteristiche bacche scure, sono velenosi.
Infine, studi farmacologici recenti hanno evidenziato che l’assunzione per bocca di dosi elevate di estratti di Hedera helix può inibire alcuni importanti enzimi epatici (come il Citocromo P450, isoforme CYP2C8 e CYP2C19), aumentando il rischio di interazioni farmacologiche qualora l’edera venga assunta contemporaneamente ad altri farmaci per via orale. Richiede pertanto cautela e monitoraggio da parte del medico. Fortunatamente, nell’uso cosmetico topico e con prodotti regolarmente testati, le concentrazioni sono sicure ed escludono tossicità sistemiche.
In conclusione, l’edera ha compiuto un viaggio affascinante: magari non proteggerà dall’ebbrezza come ci si sarebbe augurato durante un baccanale, ma può aiutare la nostra epidermide a mantenere il suo benessere.